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L’arte di coltivare il vino -

 

Paolo Visini e Anna Barbara von der Crone © Gianluigi Susinno

 




Testi estratti dal progetto "L'arte di coltivare il vino" dell'Associazione Viticoltori Vinificatori Ticinesi.
 

 

La vita nell'arte
 

Una storia, la nostra storia – racconta Anna Barbara von der Crone Kopp. – Arrivammo in Ticino nel ’94, Ueli – mio marito – ed io, con il sogno di creare insieme un vino e una famiglia. Di questo sono contenta: fin da piccoli, i bambini sono cresciuti fra i vigneti e la cantina, e noi con loro. Ne avevamo già due, altri due nasceranno qui. Trovammo un vigneto a Gorla, un altro a Sementina, la cantina a Melide. Combinammo la dolcezza e la profondità del Mendrisiotto con la più aspra ruvidità delle uve del Sopraceneri,in un unico vino, il Balino. Ueli amava la montagna. Quattro anni fa, una valanga lo travolse. In un istante, tutto fu distrutto.
 

Se ora guardo indietro, mi pare incredibile la solidarietà che si raccolse intorno a me: la famiglia, gli amici, i colleghi, il paese, Zurigo. Fu allora che Paolo Visini mi propose di darmi una mano. La sua piccola azienda gli lasciava un po’ di tempo. Condividevamo le stesse idee. Sia a Ueli che a me piacevano i suoi vini, e reciprocamente. Ci ritrovammo, prima sul piano professionale, poi personale. È un po’ un destino. È così.
 

Per me, famiglia e professione sono una cosa sola. Una sostanziale simpatia, diciamo un’affinità elettiva, ha fatto incontrare i miei vini, il Balin, il Gota, il Vigoria, il Meridio, il Viognier, con i vini ideati da lui, e noi con loro. Accomunati, ma senza confondersi, ciascuno conservando il segno della propria origine.


Fabio Guindani
“L’arte di coltivare il vino” - 1a edizione © 2006
www.viticoltori.ch


 

L'arte nella vita
 

C’è una foto degli Anni ’20 con la scala che allora portava all’ingresso dell’antica «Trattoria della Scaletta» di Pedrinate e che, fino a poco fa, conduceva alla piccola cantina dove Paolo Visini vinificava il suo personale raccolto: così è rimasta a emblema dei suoi tre rossi, Scala, Tinello, Scalin, e del bianco Kerner.

 

Avevo deciso di cambiare vita – lui racconta – convertendo la mia attività dal settore turistico alla viticoltura. Seguivo il mio apprendistato alla scuola di Wädenswil in due aziende viticole sul lago di Zurigo, quando mi si propose una collaborazione in Ticino. Giunsi a Pedrinate e ne fui incantato. Affittai un vigneto, poi un altro a Obino, allestii la cantina. Facevo la spola a settimane alterne da Zurigo, finché, nel 2001, mi trasferii definitivamente. Mi ritrovavo così un margine di disponibilità per offrire il mio aiuto a Anna Barbara, dopo il tragico incidente di suo marito, Ueli Kopp.

 

Oggi, che abbiamo unificato le due aziende – otto ettari in tutto – come si distinguono i nostri vini? C’è chi sostiene che i miei sono un po’ più streng, i suoi più morbidi. Forse dipende dalla mano, ma la vinificazione è identica e io penso che, per il novanta per cento, un vino sia fatto nel vigneto. Lo Scala di Pedrinate, per esempio, messo a confronto con il Balin di Gorla, che dà vini corposi, molto vellutati, è minerale con un pizzico di acidità più elevata. Oppure: se lo Scalin esprime i tipici aromi di sottobosco che caratterizzano Obino, il Vigoria cresce a Barbengo, un posto un po’ magico, pieno dell’energia che ne ha ispirato il nome. Ed è proprio ciò che vogliamo salvaguardare.


Fabio Guindani
“L’arte di coltivare il vino” - 1a edizione © 2006
www.viticoltori.ch

 

 

La Valle dell'Eden
 

La bambina ha preso posto accanto alla madre e segue il colloquio attenta e concentrata. Ne incrocio lo sguardo cogliendone il punto di vista, non sul C’era una volta, ma sul Ci sarà in futuro. Non trovo altre parole per dargliene atto, se non ricorrendo alla più vieta ovvietà: – Ti sei fatta grande, da tre anni in qua. – Il fratello, intanto, attraversa allegramente il soggiorno sparecchiando i resti della sua prima colazione. – Di questo sono contenta – ci aveva detto in occasione della nostra prima intervista Anna Barbara von der Crone Kopp, – fin da piccoli, i bambini sono cresciuti fra i vigneti e la cantina, e noi con loro.

 

– Una storia, la nostra storia, – raccontava allora. La dolcezza e la profondità del Mendrisiotto combinata con la più aspra ruvidità delle uve del Sopraceneri in un unico vino. La tragica valanga che aveva travolto Ueli Kopp in montagna. La solidarietà degli amici e di Paolo Visini che si era prestato a dare una mano. E finalmente, quella sorta di affinità elettiva dei rispettivi vini: – A Ueli e a me piacevano i suoi (gli Scala, Tinello, Scalin e Kerner) e a lui i nostri (i Balin, Gota, Vigoria, Meridio, Viognier). Così ci siamo ritrovati, prima sul piano professionale e poi personale. È un po’ un destino. È così.

 

A partire dalla piccola cantina ricavata dall’antica «Trattoria della Scaletta» dove, in quegli anni, Paolo Visini vinificava in proprio, oggi ci accomiata sulla soglia dell’azienda unificata di Barbengo con una bottiglia di Irto in mano: – È il nuovo vino prodotto a cantine riunite. – Ci indica il sentiero che si inoltra nella tenuta, dove ci avviamo. Roccoli di caccia svettano come antiche torri di guardia sui dossi che degradano nell’insenatura del lago, fra il verde smeraldino dei vigneti incastonati nei boschi. Ancora irretito dallo sguardo infantile, mi affaccio sul paesaggio come sulla Valle dell’Eden.

 

Fabio Guindani

“L’arte di coltivare il vino” - 2a edizione © 2006

www.viticoltori.ch

 

 


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